DOAJ per la qualità delle riviste open access

Ormai dal gennaio 2014, DOAJ ha stabilito nuovi e più stringenti criteri per l’inclusione di nuove riviste open access nel repertorio, obbligando nello stesso tempo quelle già censite a una reapplication se intendono rimanere nel repertorio.

Attenzione: la possibilità di inviare reapplication per le riviste in DOAJ scade il 31 dicembre 2015. Se non l’hai già completata, affrettati!

L’iniziativa di restringere i criteri di ammissione al principale repertorio mondiale di riviste ad accesso aperto è sorta in un momento di dispute intorno all’editoria open access e, in particolare intorno ad alcune pratiche contrarie all’etica praticate da alcuni editori (i cosiddetti predatory publishers di cui Jeffrey Beall mantiene un’aggiornata lista), sollecitata in particolare dalla pubblicazione di un articolo di John Bohannon “Who’s afraid of peer review?“. Science 342 (2013): 60-65..

Chi ha paura della peer review?

In questo articolo, Bohannon racconta di aver inviato oltre trecento proposte di articoli che descrivevano la scoperta di falsi farmaci miracolosi ad altrettante redazioni di riviste Open access tali che anche con un’infarinatura di chimica a livello di scuola superiore si potevano smascherare.

Oltre la metà di questi articoli, che descrivevano in maniera strampalata e discutibile scoperte inventate, sono stati invece accettati per la pubblicazione da diversi editori, in genere dietro pagamento di APC di diverso importo.

Grafico della distribuzione delle riviste open access secondo il tipo di peer review effettuata
Il settore in arancio indica le riviste compresenti in DOAJ e nella Beall’s list [Credit: C. Smith/Science]
Uno dei problemi emersi dall’analisi di Bohannon era che molte riviste che avevano accettato il paper effettuando una peer review superficiale, o addirittura non senza effettuarla per niente, erano elencate in DOAJ (66 su 157, oltre il 40%).

Elemento ancora più critico era che i dati mettevano in evidenza che 16 riviste sulle 304 prese in esame (poco più del 5%) erano elencate in DOAJ ma segnalate anche sulla lista di Bealls dei predatory publishers!

Naturalmente l’articolo, pubblicato nell’ottobre 2013, scatenò forti reazioni, in un senso e nell’altro. Il suo limite principale, per altro dichiarato, era quello di prendere in esame solamente riviste open access; questo lo rese anche oggetto di strumentalizzazioni contro l’open access publishing anche se sarebbe da dimostrare che un test del genere, effettuato su un campione di  journal non OA, avrebbe dato risultati significativamente diversi.

Quello che qui ci interessa, però, è che quella critica arrivò in un momento in cui il mondo OA discuteva molto sull’importanza della qualità e fu una delle scintille che fecero scatenare un dibattito interno a DOAJ sull’opportunità di avere criteri di selezione più restrittivi e, di conseguenza, rivedere anche le riviste già incluse.

L’effetto dei nuovi criteri di qualità per le riviste open access in DOAJ

In conseguenza dell’applicazione di nuovi criteri, dal gennaio 2014, è stato quindi rimosso da DOAJ un grande numero di riviste open access che prima erano elencate. Fino a oggi si tratta di 829 titoli rimossi.

Le motivazioni per tale rimozione sono le più varie e riguardano soprattutto riviste cessate (il 13%), inattive (cioè ferme da almeno un anno, 29%) o con il sito irraggiungibile (il 16%), o ancora che hanno cambiato modello di business e non sono più ad accesso aperto (6%).

Oltre un terzo delle riviste, però, ben il 35% è stata esclusa per motivi legati all’etica: quasi 300 riviste!

Più precisamente, il 28% per sospetti di cattiva condotta e il 7% perché “non aderiscono alle best practices”.

Grafico delle riviste open access rimosse da DOAJ dal gennaio 2014 al novembre 2015
Riviste rimosse da DOAJ dal gennaio 2014 al novembre 2015

Il risultato di questo processo sarà, piano piano quello di una diminuzione del numero delle riviste presenti in DOAJ e un innalzamento del livello medio di qualità.

L’importanza della reapplication a DOAJ

La Directory of Open Access Journal (DOAJ) è oggi uno strumento formidabile di diffusione dei contenuti di una rivista ad accesso aperto, e lo diventerà sempre di più in futuro, perché molti fornitori di contenuti alle biblioteche lo includono nelle loro knoledge base (in pratica, nei loro indici) come fonte di metadati qualificati degli articoli pubblicati sulle riviste open access.

Con l’affinamento dei criteri, le riviste che non procederanno alla reapplication entro il 31 dicembre 2015 verranno escluse e potranno essere riammesse solo non prima di altri sei mesi e previa una verifica approfondita del rispetto dei requisiti

Per questo motivo è fondamentale che una rivista ad accesso aperto di qualità sia compresa nel repertorio e per questo motivo è importanteprocedere subito alla reapplication per le riviste che gestiamo.