Stat (?) SBN pristine nomine

In questi giorni di molto parlare su SBN, ho letto e molto apprezzato per chiarezza, competenza e stile l’articolo di Ivan Rachieli Sistema Bibliotecario Nazionale a rischio: fatti, responsabilità, e un appello, uscito oggi su Tropico del libro. In quelle righe l’autore riconosce alcuni crediti per le cose che scrive a Enrico Francese, che aveva pubblicato ieri sul suo blog un post riassuntivo della situazione: L’ICCU e la paventata chiusura di SBN. Un “capolavoro di insensatezza”, nel quale racconta, in maniera assai schietta, la sua esperienza e il suo punto di vista su SBN.

Si tratta, insieme per quanto mi riguarda a un post di Laura Testoni sul suo Refkit intitolato #salvatesbn (fate girare!), di due delle cose migliori che si possano leggere sul tema in questi ultimi pochi anni.

Enrico, Ivan, (Raffaele), ma anche Laura, pongono l’accento su quello che anche a me sembra un punto nodale della questione: salvare SBN non significa necessariamente salvare SBN così come è. SBN ha bisogno di investimenti, non di tagli, ma questi investimenti dovrebbero servire a correggere la rotta, laddove, negli anni, delle difficoltà sono state più volte evidenziate.

SBN è un servizio ottimo, nato grande e invecchiato molto, ma crescendo poco…

Angela Vinay, che fu presidente AIB dal 1975 al 1981 e direttrice dell’ICCU dal 1976 al 1986, e alla quale si deve (insieme a un gruppetto di bibliotecari, tra i quali il recentemente scomparso Michel Boisset) la prima idea di SBN, disse nel 1986, a proposito del protocollo d’intesa firmato nel 1984 fra il Ministero dei Beni Culturali e le Regioni, che fu poi la cornice istituzionale e legislativa all’avvio di SBN:

“Nel protocollo troviamo affermato il carattere unitario che deve avere la politica per i beni culturali rappresentati dal patrimonio librario, la cui conoscenza e la cui circolazione non può che essere frutto della cooperazione dei vari soggetti istituzionalmente titolari di responsabilità in ordine alla loro tutela e valorizzazione: enti locali, università, ministeri vari. Il Servizio bibliotecario si propone come modello per realizzare una cooperazione siffatta: riconosce all’amministrazione centrale il diritto di attivare il processo per le responsabilità di indirizzo e di coordinamento che le spettano, attribuisce all’articolazione decentrata il compito di realizzare il servizio nel rispetto dei singoli piani di sviluppo. L’organizzazione SBN viene quindi ad avere come proprio punto di forza la realtà territoriale e non le diverse titolarità delle biblioteche”

L’idea di governance di SBN, come piace dire, sottesa al progetto al momento della sua nascita era quello di un’entità condivisa, in cui le tre componenti della triade (lo Stato, nelle sue componenti dei Beni culturali e dell’Università, e le Regioni) avessero pari peso nel guidare la vita del Servizio Bibliotecario Nazionale. Un servizio, innanzitutto, così come venne concepito, anche nel nome, sin dal momento della sua nascita.

Che cosa è rimasto, oggi, oltre che il nome, dell’idea originale? Alcuni elementi hanno preso il sopravvento su altri, alcune componenti -innanzitutto quella informatica- hanno preso il posto di altre (l’esempio dell’applicabilità delle ReICAT a SBN che fa Enrico mi sembra particolarmente significativo).

Nel 2008, nell’aprire il 55° Congresso Nazionale AIB, Claudio Leombroni, allora vicepresidente dell’associazione, diceva

Da molti anni il Servizio Bibliotecario Nazionale è parte dell’agenda politica e professionale dell’Associazione Italiana Biblioteche.
Da un certo punto di vista l’idea di SBN maturata dall’AIB è coerente con la tradizione politica dell’Associazione o con quello che può essere considerato il discorso politico ‘moderno’ dell’Associazione iniziato negli anni Sessanta: consapevolezza della pluralità dei livelli istituzionali del nostro paese, regionalismo, cooperazione istituzionale, razionalizzazione dell’intervento statale.
Ora occorre avere il coraggio di immaginare una nuova frontiera per le biblioteche italiane e per il SBN. Il SBN non può coincidere né con un progetto informatico, né unicamente con un sistema bibliografico. Occorre immaginare un nuovo ambiente cooperativo che consenta a tutte le biblioteche italiane di erogare un livello minimo di servizi e di creare valore al cittadino. Un ambiente cooperativo basato sulle biblioteche più che sui livelli istituzionali, sull’inclusione e non sulla assimilazione, sulla pluralità, sulla diversità e sulla condivisioni di valori e obiettivi. Un ambiente che guardi al futuro e che chiami soprattutto i giovani bibliotecari a delinearne gli orizzonti favorendo l’apporto di culture nuove, capaci di osare e di immaginare il nuovo senza un eccessivo rispetto per convincimenti consolidati.
Un nuovo ambiente cooperativo richiede un’azione politica coraggiosa da parte dell’Associazione: occorre disegnare una nuova semantica della cooperazione, estendere la cooperazione anche a domini diversi dalle biblioteche, condividere un nuovo linguaggio e nuove regole, immaginare una diversa articolazione dei servizi nazionali e dei servizi locali, ristrutturare i servizi nazionali incardinandoli su una Biblioteca Nazionale d’Italia che in una prospettiva federata possa essere un punto di riferimento per la memoria e il futuro del paese e che possa contribuire alla costruzione dell’identità europea. Soprattutto occorre creare una sorta di comunità distributiva in cui tutti gli attori, tutte le comunità che ne fanno parte contribuiscano ad alimentare una catena del valore per i cittadini italiani, in cui il servizio sia prioritario rispetto al software, in cui l’utente sia prioritario rispetto al catalogo, in cui il futuro sia prioritario rispetto al passato e alla sua pesante eredità.

Sulla stessa linea Tommaso Giordano, che negli stessi giorni scriveva su Biblioteche oggi:

Fin dall’inizio l’ICCU è stato centro propulsore e cabina di manovra del progetto SBN. Questo istituto ha svolto un ruolo essenziale sia nella fase di decollo del progetto, sia a regime (se così si può dire), non solo sul versante tecnico ma anche su quello politico gestionale.
Tutto il complesso e delicato meccanismo di concertazione tra Stato, Regioni e Università, si può dire che è stato impiantato e a lungo governato dall’ICCU, in stretto rapporto con la Direzione generale biblioteche del MBCA, la quale ha poi assunto più tangibilmente il livello strategico di questo ruolo. Le ragioni e le circostanze storiche che determinarono tale indirizzo sono in parte note. Tra queste, due risultarono decisive: il prestigio personale di Angela Vinay (Direttore dell’ICCU e “madre” del progetto) e la leadership delle biblioteche statali nel contesto bibliotecario degli anni Settanta e Ottanta. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. La leadership delle biblioteche statali si è via via affievolita, non certo per demerito di chi vi lavora, ma per scelte politiche e amministrative sciagurate che hanno provocato una progressiva erosione dei bilanci di queste strutture e il depauperamento – a causa di pensionamenti non sostituiti e del blocco dei concorsi – del capitale di competenze pazientemente accumulato. Per quanto questa analisi possa apparire parziale e schematica, sta di fatto che oggi il management di SBN risulta indebolito, sfilacciato e inadeguato a dare una svolta al progetto.

Da allora sono passati cinque anni, altra acqua è passata sotto i ponti, nell’indolenza generale…

Il rischio più grande che vedo è che per oggi lo scalpore sui tagli a SBN allontani la scure per un altro po’ di tempo ma che, contemporaneamente nulla si cambi e nulla si decida in maniera tale che, quando tra altri cinque anni, o meno, si tornerà a proporre di tagliare SBN, nessuno se ne accorgerà.

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