L’open access green attraverso l’analisi di 12 anni di cambiamenti in SHERPA/RoMEO

Un recente articolo pubblicato sul Journal of Librarianship and information science si pone l’obiettivo di definire la situazione della pratica della via verde dell’open access attraverso l’analisi di 12 anni di cambiamenti di policy in SHERPA/RoMEO .

La via verde dell’open access è quella basata sull’autoarchiviazione: dopo la pubblicazione l’autore carica il suo contributo in un repository e così facendo rende disponibile la sua pubblicazione ad accesso aperto a tutto il mondo, anche se è stata pubblicata su una rivista non accessibile liberamente. Gli editori potrebbero richiedere un periodo di embargo, durante in quale l’accesso non sarebbe ancora aperto a tutti.

Nell’analisi vengono tracciati i cambiamenti nelle policy sull’autoarchiviazione dei 107 editori elencati al momento della creazione dello SHERPA/RoMEO Publisher Policy Database, quindi dal 2004, e fino al 2015, seguendo i cambiamenti nel tempo dei colori di RoMEO (‘verde’, ‘blu’, ‘giallo’ and ‘bianco’) e le relative restrizioni.

Il logo di SHERPA/RoMEO, database di policy open access
Il logo di SHERPA/RoMEO, database di policy open access

La scoperta che fanno gli autori è molto interessante, anche se forse almeno in parte prevedibile.

Se da una parte il numero degli editori che ammettono una qualche forma di self-archiving (pre-print, post-print o entrambi) è aumentato del 12% in questi 12 anni, dall’altra il numero di condizioni e restrizioni su come, dove e quando è permessa l’autoarchiviazione sono aumentate rispettivamente del 119%, 190% e 1000%.

Inoltre, è stata individuata una correlazione significativa tra l’introduzione di tali restrizioni e l’introduzione di opzioni open access gold a pagamento (la “via rossa”, come l’ha definita Antonella De Robbio).

Questo, secondo gli autori, significa anche che ormai i colori RoMEO hanno perso significato rispetto a quello che avevano al momento della loro istituzione. Confrontando il numero degli editori “verdi” (permettono di archiviare pre-print, post-print o la versione dell’editore/PDF) con quelli che gli autori chiamano “verde ridefinito” (che cioè permettono il deposito del post-print in un archivio istituzionale e senza embargo), si scopre che il numero degli editori verdi si è realmente incrementato dell’8% (e non 12%), mentre quello dei “verde ridefinito”, nello stesso periodo, è calato del 35%!

La conclusione è che non esistono più i colori di una volta (e in questo caso non sembra trattarsi di un luogo comune)…

Insomma, sembra proprio necessaria una riflessione, da parte dei sostenitori dell’accesso aperto, dei finanziatori, delle istituzioni e degli autori per ridefinire il corretto significato di “verde” nell’indicare chiaramente l’impegno di un editore nei confronti dell’auto-archiviazione

Riferimenti bibliografici