Il catalogo a stampa (Il catalogo e il suo contesto. Seconda parte)

Il catalogo a stampa

Nel 1902 la Library of Congress iniziò a stampare schede bibliografiche che potevano essere acquistate dalle biblioteche: un’idea geniale. Per ogni volume catalogato dalla LC veniva stampata una scheda in tante copie quante erano necessarie. Le biblioteche potevano comprare il numero di schede “vuote” necessario a creare tutti gli accessi che volevano nel loro catalogo. Le biblioteche potevano utilizzare quindi tutte le schede che erano loro necessarie e scrivere, a mano o a macchina, le intestazioni desiderate in cima alla scheda. Ognuna di queste schede avrebbe avuto le informazioni bibliografiche complete: un vantaggio per gli utenti che non avrebbero più avuto bisogno di seguire i riferimenti come “vedi” da un punto del catalogo alla scheda principale con tutte le informazioni.

Queste schede in realtà hanno introdotto una ulteriore novità: le schede avrebbero avuto in fondo una traccia delle intestazioni che la LC avrebbe usato nel proprio catalogo. Questo era un risparmio per le biblioteche, perché avrebbero potuto copiare, risparmiando il tempo dei propri catalogatori.

Questa scheda, per la prima volta, combinava le informazioni bibliografiche e il tracciato delle intestazioni in una singola “registrazione”, con le informazioni bibliografiche che erano punto di accesso alle intestazioni.

Stampa delle schede leggibili dalla macchina

Il progetto MAchine Readable Cataloging (MARC)  della fu un aggiornamento importante per la tecnologia della stampa delle schede. Inserendo tutte le informazioni necessarie alla stampa delle schede in una registrazione leggibile dal computer, la LC avrebbe potuto cogliere il vantaggio tecnologico per ottimizzare il processo di produzione delle schede e, contemporaneamente, muoversi verso una sorta di modello “print on demand”.

Il record The MARC era progettato per contenere tutte le informazioni necessarie a stampare le schede necessarie per un libro: autore, titolo, soggetti e ulteriori punti di accesso erano tutti inclusi nel record, insieme a ulteriori informazioni che potevano essere utilizzate per generare dei report, per esempio l’elenco delle “nuove acquisizioni”.

Anche in questo caso le informazioni bibliografiche e le intestazioni erano racchiuse insieme in una singola unità, addirittura seguendo l’ordine di stampa, con le informazioni bibliografiche in cima, seguite dal tracciato delle intestazioni. Grazie al record MARC record, era possibile non solo stampare le schede del catalogo, ma anche stampare le intestazioni sulle schede, in modo da permettere alle biblioteche di inserirle direttamente nel loro catalogo, al posto giusto, non appena le avessero ricevute.


La serie di post dedicati al catalogo e al suo contesto comprende:

  1. I cataloghi del passato
  2. Il catalogo a stampa
  3. Dalla carta ai database
  4. Gestionali di biblioteca e contesto
  5. E il futuro?

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